da “CORRIERE DI RIETI” del 27 Luglio 1996
La fotocronaca della manifestazione

di Mario Bergamini
Un serpentone di oltre cinquecento persone che dal sito industriale di Cittaducale è giunto fino in piazza del Comune. Una delegazione di sindacalisti e membri della Rsu di fabbrica è stata ricevuta dal Prefetto Altorio. La partecipazione alla manifestazione di molti sindaci del comprensorio, Cicchetti in testa, del presidente della Provincia Calabrese e del suo vice Ferroni, del consigliere regionale Giocondi e dei rappresentanti politici di Rifondazione comunista, del Pds, di Alleanza nazionale, del Ccd, Cdu, Ppi e Forza Italia. Un volantinaggio capillare per tutte le vie del centro. Una città semiparalizzata quella che ieri mattina ha visto sfilare il corteo di protesta degli operai dell’Alcatel, per novanta dei quali dal prossimo 5 agosto scatterà la procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore. Una formula dolce che non mascherà una cruda realtà: il licenziamento. Una città semiparalizzata e ammutolita, ma attenta e partecipe per l’ennesimo dramma occupazionale che si sta consumando nel territorio. Una città per nulla impotente e rassegnata, anche se la data del 2 agosto, quando a Roma le parti si incontreranno di nuovo per firmare il prevedibile mancato accordo è sempre più vicina. Già, ma la mobilitazione, la partecipazione alla lotta degli operai dell’Alcatel, il sostegno assicurato dalle istituzioni e dai politici locali potrà essere sufficiente a scongiurare un finale che al momento appare segnato e che altro non rappresenta che l’ennesima, insensibile amputazione di una consistente realtà produttiva? E a quali altri strumenti e speranze è lecito ora appellarsi?
«L’Alcatel – spiega Tonino Pietrantoni della Fiom-Cgil – è intenzionata a procedere unilateralmente per la sua strada. La speranza alla quale possiamo appellarci è in uno scatto di iniziativa da parte del Governo in grado di riaprire uno spiraglio. La mia preoccupazione, comunque, è fortissima per quanto attiene al futuro. I posti di lavoro si creano con i piani industriali, ma quello presentato dall’Alcatel non va in questa direzione. Il timore, insomma, è che la multinazionale voglia di nuovo ritoccare gli organici, dopo gli interventi chirurgici che si appresta ad effettuare».
E che al momento l’unica speranza si chiami “Governo” lo conferma anche Maurizio Di Pasquale, membro della Rsu e segretario della Uilm-Uil. «E’ basilare – dice – che il Governo riapri la strada del dialogo con l’Alcatel. Noi, come sindacato, non siamo disposti a tornare indietro e ribadiamo che a Cittaducale non vogliamo perdere neppure un posto di lavoro. Continueremo quindi a percorrere tutte le strade possibili per scongiurare l’attuale ipotesi di licenziamento per novanta dipendenti». E’ il Governo la speranza, ma è anche il Governo su cui pendono le recriminazioni maggiori per la situazione determinatasi. «Non possiamo certo rivolgere critiche all’impegno dei rappresentanti locali – aggiunge Pietrantoni – forte ed autorevole in ogni momento. Certo, al 2 agosto mancano pochi giorni, ma se il Governo vuole ci sono ancora i margini perché svolga fino in fondo il suo ruolo di mediatore». Una speranza-richiesta che le organizzazioni sindacali ed i delegati di fabbrica, dopo il corteo, hanno avanzato anche al Prefetto, consegnandogli un documento unitariamente redatto, nel quale hanno sottolineato l’anomalia della vertenza Alcatel e la drammaticità sociale che la soluzione prospettata da management francese verrebbe a creare nella realtà territoriale reatina. «Il rischio di forti tensioni sociali è palpabile. La speranza – chiude Pietrantoni – che se ne tenga conto».