da “IL MESSAGGERO” del 20 Febbraio 1996
La Prefettura soddisfatta: «Abbiamo solo applicato la legge». La replica: «Colpiti coloro che pagano le tasse» — Dopo la sentenza del Tar, che vieta ai “maghi” reatini di apparire in tv

La Prefettura soddisfatta: «Abbiamo solo applicato la legge». La replica: «Colpiti coloro che pagano le tasse»
Chiromanti in rivolta: «Lavoro addio»
Dopo la sentenza del Tar, che vieta ai “maghi” reatini di apparire in tv
«Sono rovinato, a studio non viene più nessuno, ho una famiglia da mantenere. E pensare che ho anche collaborato coi carabinieri per scoprire gli autori delle messe nere». Andrea Caprioli, astrologo e cartomante con studio a Cantalice, è amareggiato per la sentenza del Tar che dà ragione alla Prefettura di Rieti e nei fatti impedisce ai maghi di apparire sugli schermi televisivi e di esercitare la cartomanzia. Ma non è l’unico a gridare contro la sentenza del tribunale amministrativo del Lazio; con lui ci sono altri compagni di “sventura”, come Gabriella Pernazza e Caterina Morabito. «Sta succedendo qualcosa di molto strano – esordisce Ketty, nome d’arte della Morabito -. La legge colpisce solo chi paga le tasse, mentre chi lavora in nero, poichè non è rintracciabile, non viene neppure disturbato e continua imperterrito a esercitare il mestiere».
In Prefettura registrano con soddisfazione il successo ottenuto davanti al Tar. «Tutto è cominciato l’anno scorso con un verbale della questura – spiega il vicepresidente Franco Nicoletti – verbale che contestava, in base all’articolo 121 del Tulps, l’esercizio del mestiere di “ciarlatano”. Il regolamento della legge 121, articolo 231, specifica che rientra nella suddetta categoria ogni attività diretta a speculare sull’altrui credulità o sfruttare o alimentare l’altrui pregiudizio. Per togliere ogni dubbio eventuale, si parla specificamente di cartomanti, veggenti e indovini». Dunque niente da fare per chi vuole guadagnarsi la vita leggendo le carte o predicendo il futuro tra le mura domestiche e men che meno facendo si pubblicità dagli schermi televisivi. «Quelle attività hanno un disvalore socioculturale – conclude il vicepresidente – si tratta di far rispettare la legge e di evitare che attecchiscano certe attività che potrebbero causare in futuro, ipotetici reati». E mentre Andrea Caprioli e Caterina Morabito sono perfettamente al corrente della vittoria della Prefettura, sancita dalla recente sentenza del Tar, c’è chi non ha avuto nessuna notizia della decisione del Tribunale amministrativo del Lazio. «Non ne so nulla – ammette candida Gabriella Pernazza, che esercita a Rieti e a Terni – Io però ho già deciso di lasciare lo studio di via di Mezzo e di ritirarmi in Umbria, dove sono più permissivi».
GIRO D’AFFARI DI 3000 MILIARDI
Ogni anno 2900 reatini ricorrono agli astrologi
Almeno trentamila reatini ricorrono ogni anno a maghi e cartomanti. In Italia sono dodici milioni le persone che si rivolgono all’occulto per allontanare l’ansia che accompagna il futuro di affari o faccende di cuore. Il fatturato annuo supera i 1.500 miliardi. Sul piano provinciale si sfiora la cifra di 3 miliardi e mezzo spesi tra Rieti, ma soprattutto Terni e Roma. In campo nazionale i maghi censiti, che pubblicano i loro nomi sulle pagine gialle, sono 1.094. La regione a più alto tasso di cartomanti è la Lombardia con 212 operatori dell’occulto. Nel Lazio compaiono 90 maghi sulle pagine gialle ma sono molto più numerosi quelli che operano in segreto, eludendo qualunque controllo. Sfogliando l’elenco telefonico di Rieti, alla voce “astrologia, cartochiromanzia ed occultismo” compaiono cinque operatori. Ma sono molti di più quelli che in tutta la provincia sabina esercitano il mestiere di cartomanti e indovini, mestiere che, quando viene svolto a fini di lucro, costituisce per legge attività di “ciarlatano”. Anche in Sabina i maghi ricorrono a spot televisivi per farsi pubblicità e gli spot per attirare clienti costano, il che confermerebbe l’esistenza di un grande rientro in termini economici. «Non si possono però pubblicizzare attività illegali – spiega il viceprefetto di Rieti, Franco Nicoletti – nè si possono pagare tasse sulle medesime. Quanto alla partita Iva di maghi e cartomanti, l’ufficio competente usa il codice “varie” per indicare attività genericamente qualificate». Infine, tanto per tornare alle cifre, lo stesso mago Otelma ha dichiarato che il 92 per cento dei suoi colleghi sono degli impostori e Gennaro Brianti ha elevato il tetto al 98 per cento. Numeri che invitano certo a riflettere.