• Ultima modifica dell'articolo:31 Ottobre 1997
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da “CORRIERE DI RIETI” del 31 Ottobre 1997

Le vetrine resteranno visibili fino al 15 dicembre, si spera in un boom turistico

Inaugurata ieri l'esposizione con circa duecentocinquanta reperti archeologici dal periodo arcaico fino all'epoca longobarda e medievale. Nel pomeriggio di ieri è stata inoltre inaugurata la mostra della piccola editoria (foto Grillotti)
Inaugurata ieri l’esposizione con circa duecentocinquanta reperti archeologici dal periodo arcaico fino all’epoca longobarda e medievale. Nel pomeriggio di ieri è stata inoltre inaugurata la mostra della piccola editoria (foto Grillotti)

RIETI – L’antichità ha tramandato due volti dei Sabini: da un lato poveri pastori, dall’altro “portatori d’oro”. E da ieri sera per i visitatori della mostra “I Sabini, la vita, la morte, gli dei” sarà possibile farsi un’idea del reale aspetto di questi antichi predecessori che l’archeologia contemporanea ha suddiviso tra Sabini tiberini e Sabini velini. E’ stata inaugurata infatti ieri nella sala dei Cordari, in zona Burò, l’esposizione che Rieti ha voluto dedicare al passato di questa terra e che rimarrà aperta fino al prossimo 15 dicembre. Un’idea che è stata condivisa dall’assessore Gianfranco Formichetti, studioso con il pallino dei reperti, e da Giovanna Alvino della Soprintendenza archeologica del Lazio, autrice di numerosi scavi e studi sulla Sabina. La mostra – che vorrebbe avere una risonanza nazionale e fa parte del programma culturale della Soprintendenza e del Cnr – ospita circa duecentocinquanta reperti provenienti da tutti i “siti” chiave dell’intera provincia di Rieti.

Si va dall’oro delle necropoli ai corredi funerari, dalle armi agli oggetti di tutti i giorni. E l’elenco delle località di provenienza è di notevole rilievo: c’è Cures, l’antica città a ridosso dell’area dove la leggenda colloca il leggendario Ratto delle Sabine, scoperta in località Arci di Fara Sabina, il tumulo di Corvaro di Borgorose (in zona marsicana) o Poggio Sommavilla (in prossimità dei Falisci, etruschi di confine). Cinque le sezioni dedicate alla storia archeologica sabina: età arcaica, età romana, a confine dei Sabini, periodo longobardo e medievale. In tutto due millenni di storia. Alla cerimonia del taglio del nastro di ieri pomeriggio erano presenti diverse personalità della cultura e della politica locale. La manifestazione conta di dare – vista anche la collaborazione con il Centro europeo per il turismo – un impulso in più al Reatino turistico.

Nel pomeriggio è stata poi la volta della mostra della piccola editoria ad essere inaugurata.

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