da “IL MESSAGGERO” del 13 Settembre 1999
Castel di Tora, inaugurata a Monte Antuni la nuova comunità di don Gelmini
di ANDREA SCASCIAFRATTE
Le bandiere azzurre della Comunità Incontro sventolano dall’alto di monte Antuni, mentre la gente si arrampica lungo i due chilometri di salita che da Castel di Tora portano all’antico castello. Lassù, a stretto contatto con la tranquillità e la natura, da oggi si respira un’aria nuova: il vecchio centro di recupero per ex tossicodipendenti, messo in piedi nove anni orsono da don Pierino Gelmini, può finalmente traslocare dalle vecchie baite in legno scuro nel maestoso castello ristrutturato. L’edificio, rimesso a nuovo nel giro di tre anni, è stato consegnato proprio ieri ai sette ragazzi che vivono in comunità, alla presenza del sindaco di Castel di Tora, Giovanni Vespaziani, del vescovo di Rieti, monsignor Delio Lucarelli, e del prefetto, Giuseppe Altorio.
Valter Pugni, da Bergamo, che qui a monte Antuni vive da circa un anno, ci guida alla scoperta della sua nuova casa. «Ma dobbiamo fare in fretta – dice Valter – perché tra qualche istante arriva “don” (così i ragazzi della comunità sono soliti chiamare padre Pierino Gelmini, ndr) e ci vuole trovare tutti nel giardino. E’ venuto per l’inaugurazione del castello, ma prima di andar via desidera parlare un po’ con noi». Detto, fatto, prendiamo a camminare tra le baracche in legno, fra la dispensa e il forno, la cucina e le camere. «Qui si svolgevano fino ad oggi tutte le nostre attività – spiega Valter, raggiunto nel frattempo dai genitori – Ma da domani inizierà il trasloco». Giunti su una balconata, si scorge sul fondo il lago, mentre a destra e sinistra s’innalzano le impalcature.
Ma il recupero dell’area non è ancora terminato? «Macché – risponde il nostro compagno di viaggio – Terminato il castello, i muratori hanno preso a restaurare pure una vecchia chiesa ed una nuova ala nella quale verranno realizzati mini appartamenti per i ritiri spirituali dei pellegrini che avranno voglia di condividere coi giovani del centro le esperienze della comunità».
Già, i ragazzi della comunità. Li incontriamo sotto una tettoia di stuoie che mangiano dolci. Si presentano. Sono Giuseppe Verdecchi, Valter Caiterzi, Aldo Matté, Ugo Pizzuti, Simone Mostabilini e il giovanissimo thailandese Poen. L’ospitalità è squisita, ma appena dal fondo del vialetto sbuca don Gelmini col suo bastone nero tutti scattano sull’attenti e lo circondano. Le sue parole sono forti e invitano alla speranza.