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da “IL TEMPO” del 14 Settembre 1999

DON PIERINO CHIEDE UN EVENTO PER L’AMICO AMADIO

Accanto, don Gelmini mentre celebra la messa e, a destra, il «Don» tra il prefetto Altorio, i sindaci Picchi e Vespaziani e l'assessore Donato
Accanto, don Gelmini mentre celebra la messa e, a destra, il «Don» tra il prefetto Altorio, i sindaci Picchi e Vespaziani e l’assessore Donato

di AMALIA MANCINI

CASTEL DI TORA — Una giornata ricca di avvenimenti quella di domenica a Monte Antuni sede della comunità Incontro di Don Pierino e oggi, centro internazionale spirituale. Proprio domenica Giovanni Vespaziani, sindaco di Castel di Tora, ha consegnato al Don il Palazzo del Drago, completamente ristrutturato. Una giornata ricca di consegne, come il palazzo, la stella d’oro regalata invece dal «Don» a Vespaziani per l’impegno profuso, una pergamena e una chiave antica al «Don». «Voglio che Monte Antuni — ha detto Don Pierino — diventi un giardino di fiori per lo spirito e un faro acceso nella notte dei tempi. Per me è una grande gioia e accenderò un faro che illumini la notte, per dire che qui, nel Lago del Turano, famoso per le bellezze paesaggistiche e per la tradizioni ancora vive, la cultura della vita è prevalsa sulla cultura dell’odio e dell’egoismo». Il Don ha chiamato a raccolta i suoi figli spirituali e poi ha pregato per l’amico Amadio che sta male proseguendo con una preghiera affinché la chiesa venga presto ristrutturata e possa trasformarsi in rinnnovata gioia. Era presente il prefetto Giuseppe Altorio, il vescovo Delio Lucarelli, il colonnello Walter Cretella Lombardo, Pasquale Donato, Giosué Calabrese, Andrea Ferroni, Rufino Battisti, Dante D’Angeli, Pietro Picchi, Lattanzi, Lipuma e i suoi ragazzi, Aldo Curiotto direttore de Il Cammino, Don Luigi Bardotti, Don Gaetano, Palmandrogio Molteni e tanta tanta gente.

«Grazie Don Pierino — ha detto Donato — e grazie Vespaziani per aver creato ques’opera importante nella nostra regione per aver contribuito al recupero di questa società, dando affetto e amore».

Vespaziani, non ritenendo sufficiente la residenza anagrafica data al «Don», ha voluto dargli anche la cittadinanza onoraria. E il «Don» ha offerto cinque milioni per la chiesa e un distintivo d’argento a chi ha lavorato, dietro le quinte, con molto amore.

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