• Ultima modifica dell'articolo:11 Febbraio 1997
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da “FRONTIERA” del 11 Febbraio 1997

«Porte aperte per te»

Le navate della Cattedrale gremite di fedeli.
Le navate della Cattedrale gremite di fedeli.

alla fine l’assemblea ha applaudito convinta che il Vicario era stato fedele interprete dei sentimenti del presiberio, dei religiosi e della gente.

La gente della Chiesa, i laici, hanno preso la parola per bocca di Anna Maria Diociaiuti. Il suo è stato un saluto breve. Ma assai significativo. La Diociaiuti ha tenuto a dire grazie a Dio perché l’Arcivescovo ha fatto largo ai laici nelle strutture della Chiesa reatina, valorizzandone il ruolo e le particolari qualità di ognuno.

L’Arcivescovo, quando è toccato a lui, non ha potuto nascondere, in più punti della sua omelia, la commozione ed i sentimenti.

Il giudizio del cronista è che Mons. Molinari è apparso ancora una volta nel suo candore di pastore buono. Ha citato le espressioni del Concilio per dire a tutti come dovrebbe essere l’operato di un vescovo. Non ha elencato opere o successi pastorali. Ha annunciato il ruolo e i contenuti dell’ordine divino del suo mandato. Così ha dato gloria a Dio di quello che di buono ha prodotto il suo lavoro.

E’ detto nella Scrittura che “nessuno può rubare la gloria a Dio”. Di quello che è riuscito imperfetto o che non è stato fatto, Mons. Molinari ha chiesto pubblico perdono prima al Signore e poi al Popolo, suscitando così un moto di larga simpatia fra la folla che ha visto nell’Arcivescovo anche la umana debolezza di ognuno.

Della positività del suo operare non ha assunto meriti. E’ Dio che, se ci sono stati, li ha voluti. Come nel caso di quel suo amico, grande scrittore e sceneggiatore televisivo, autodefinitosi “bolscevico mistico”, e quel noto pittore, da sempre di cultura marxista, che lo ha ritratto nell’affresco del Cenacolo nel tempio di Colli sul Velino. Essi, come tanti fra i reatini hanno riscoperto l’urgenza irrefragabile di cercare Dio e quel Gesù che è tornato ad irrompere nella loro vita con la forza di un ciclone. Per questo il popolo dice che Mons. Molinari non è rimasto nell’ovile a custodia delle novantanove pecore già poste in salvo. Ma è uscito nel mondo, affrontando tutti i rischi, a recuperare la pecora smarrita. La centesima che da tempo era lontana.

Ottorino Pasquetti

L’ARRIVO DI MONSIGNOR DELIO LUCARELLI
«Porte aperte per te»

«Porte aperte per te». Più che mille parole potè lo slogan impresso sui cappellini gialli dei bimbetti di Azione Cattolica, che insieme a monsignor Molinari e a monsignor Chiarinelli aspettano monsignor Lucarelli schierati sotto le volte del Vescovado di Via Cintia. E monsignor Lucarelli arriva, alle quattro in punto di una tiepida domenica di primo febbraio, a prendere possesso di una Diocesi che ha vissuto le ultime settimane con grande attesa e laica curiosità. Nessun programma confezionato, ma dalle sue parole già si coglie un suo stile pastorale e un’attenzione tutta particolare alla polis.

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