• Ultima modifica dell'articolo:1 Maggio 1999
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da “IL MESSAGGERO” del 1 Maggio 1999

IL MINISTRO JERVOLINO A RIETI

Il ministro Jervolino (al centro) con il prefetto di Rieti Altorio
Il ministro Jervolino (al centro) con il prefetto di Rieti Altorio

IL MINISTRO JERVOLINO A RIETI

«Vi racconto degli eroi di Kukes»

Arriva a Rieti nel tardo pomeriggio di un caldo 30 aprile con «ancora addosso la polvere dei campi profughi». Rosa Russo Jervolino, “Rosetta” come la saluta con un’affabilità e un affetto non rituale Angelo Bellosono, a Rieti è venuta più di una volta. «Per fare politica, senz’altro – dice il governatore dei Lions – ma anche per volontariato. Ora che torna da ministro in un certo senso il cerchio si chiude, e noi, come cittadini e come Lions, siamo non solo orgogliosi ma anche tranquilli, perché sappiamo di avere un ministro che ben conosce i bisogni della gente e le grandi risorse del volontariato». Ed è di questo che si è parlato in sala consiliare in un convegno voluto dai Lions Club di Rieti ma affollato come non mai anche da esponenti del mondo politico e del volontariato locale.

Prima dell’intervento del ministro, giunta da Roma dopo una lunga e complessa giornata passata a Palazzo Chigi, oltre al saluto della città porto dal sindaco Cicchetti e dell’assessore ai Servizi Sociali Stefano Eleuteri, è stato monsignor Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana di Roma, a mettere una serie di punti fermi in materia di volontariato e istituzioni. «Una comunità solidale si può costruire solo con l’impegno di tutti – ha detto il sacerdote – ma ciascuno secondo il ruolo suo proprio. Il ruolo del volontariato attinge forza e senso dal suo essere spontaneo e gratuito. La forza del volontariato è tutta qua. Nel rapporto con le istituzioni il volontariato deve essere capace di anticipare le risposte ai bisogni ma poi deve stimolare le istituzioni perché siano esse a darle secondo la propria natura. In altre parole, il volontariato può stimolare le istituzioni ma deve mantenersi assolutamente autonomo da queste, per vigilare su quello che fanno».

I volontari all’opera li ha visti il ministro Jervolino, nei campi profughi allestiti dagli italiani in Albania per far fronte al flusso di kosovari in fuga dall’ex Jugoslavia. «I primi giorni l’obiettivo era far fronte all’emergenza, ora si comincia a metter mano anche all’ordinaria amministrazione – racconta il ministro –. Ormai ogni campo ha il suo sindaco, e ce n’è anche uno donna, perché è giusto che si governino da soli e le strutture sanitarie che vi sono state allestite servono anche alla popolazione albanese. Anche noi dobbiamo andare oltre l’emergenza del momento presente: ci sono migliaia di bambini orfani che non vanno dimenticati. Avranno bisogno del nostro aiuto anche e soprattutto nei prossimi anni e dobbiamo essere pronti a darglielio, attraverso adozioni a distanza e gemellaggi». Ma l’esperienza più toccante è forse quella fatta nella sala stampa allestita dalla Protezione Civile a Kukes: «Via radio si può ascoltare la fitta rete di comunicazioni tra campi. Si sentono così italiani di tutti i dialetti chiedere se per caso in quel tale campo ci sono anche i genitori di un bimbo ritrovato da loro o se in quell’altro si trova una famiglia dispersa in più località. Mi piacerebbe che la Rai trasmettesse queste conversazioni: aiuterebbe gli italiani a sentirsi migliori di quello che credono di essere».

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