• Ultima modifica dell'articolo:6 Giugno 1996
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da “CORRIERE DI RIETI” del 6 Giugno 1996

TERMINILLO / Un centinaio di persone intossicate al termine del banchetto nuziale — Sotto accusa le portate di pesce. Chiesto di analizzare il cibo

ANDREA DI NICOLA

LA VICENDA è di quelle che si pongono fra il tragico e il comico, come tutte quelle che iniziano con un pranzo e «non» finiscono soltanto con tremendi dolori di pancia. È accaduta domenica scorsa al Terminillo dove, in un noto e apprezzato ristorante, qualcosa è andato per il verso storto in occasione di quattro contemporanei banchetti di cresima e comunione.

Una delle famiglie ha scelto un menù a base di sole carni, e non ha avuto problemi di sorta. Le altre tre (per un centinaio di persone in tutto) invece ne hanno scelto uno misto, che includeva, cioè, anche un paio di portate di pesce, come ad esempio un bel risotto ai frutti di mari. Tutto è sembrato filare liscio fino a sera. Poi, durante la notte, tremendi, dolorosi e a ripetizione, si sono fatti sentire i «frutti» dei frutti di mare.

Quanti piani di morbidezza per far fronte alla tremenda emergenza sono stati consumati fino a tutto martedì a Terminillo non si sa con esattezza; nè si conosce con precisione quanto the è stato venduto (e bevuto) e quanto riso (rigorosamente in bianco) è stato consumato (i bollettini sul mal di pancia collettivo hanno cominciato a diminuire soltanto nella giornata di ieri). L’unico dato certo è che moltissimi invitati che lunedì dovevano recarsi al lavoro o ripartire per i luoghi di residenza, non hanno potuto farlo.

Mortificato davvero e in pena per quanto accaduto è il titolare del ristorante, il 58enne F.G. «È come se mi fosse caduta una casa intera sopra. E dire che ci tenevo particolarmente a fare bella figura perché ai banchetti c’erano tutte famiglie di Terminillo, che conosco bene, e i loro parenti invitati». Ma come può essere andata? «Il pesce lo avevo comprato — risponde F.G. mostrando le fatture — il giorno prima, sabato, dal grossista di Macelletto, e il sugo lo abbiamo preparato la mattina stessa di domenica».

«Volevamo far esaminare i residui del sugo ma — continua F.G. — non ne avevamo più a disposizione perché era stato tutto consumato e tutto pulito in nottata. Sappiamo che, dopo nostra richiesta, è stato il grossista a far analizzare campioni di cozze e di vongole e i risultati si avranno nei prossimi giorni. Il problema è, però, che non si sa con esattezza a quale partita appartiene la merce consumata nel nostro ristorante». Ed ora che farete? F.G. risponde con tanta amarezza e sconforto: «Cercheremo di difendere il buon nome che il nostro ristorante si è guadagnato in tanti anni di attività. Giungeremo anche a rimborsare i commensali intossicati».

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