• Ultima modifica dell'articolo:15 Maggio 1997
  • Categoria dell'articolo:Rassegna Stampa
  • Tempo di lettura:4 min di lettura
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

da “IL SOLE 24 ORE” del 15 Maggio 1997

Proclamati tre giorni di sciopero nazionale anche per gli adeguamenti contrattuali

MILANO — Tre giorni di agitazione, anzi di sciopero nazionale, da parte dei funzionari del ministero dell’Interno della carriera prefettizia, insomma i prefetti.

L’agitazione, la prima che storicamente si ricordi da parte di questa categoria di funzionari dello Stato, è indetta dal Sinpref (Sindacato nazionale dei funzionari prefettizi), oltre 600 iscritti in una categoria formata da circa 1830 addetti, di cui 200 prefetti. Due i temi al fondo dell’agitazione, il cui primo appuntamento è il prossimo 24 maggio al Teatro Adriano di Roma (altri due giorni sono programmati per il 5 e il 6 giugno): la situazione della categoria non definita sul piano economico contrattuale, tanto che questa è peggio trattata rispetto ai «colleghi» dirigenti della carriera di ragioneria, e la richiesta di un nuovo ruolo della figura del prefetto anche in una organizzazione statale riformata in senso federativo, quale è prefigurata dalla legge Bassanini.

«È ovvio che non chiediamo ai prefetti titolari di sede di assentarsi — spiega il segretario Paolo Guglielman — e che siamo perfettamente consapevoli della delicatezza del ruolo e della necessità di autolimitazione, per esigenze primarie quali l’ordine pubblico e altri beni, come le operazioni elettorali collegate ai referendum. Ma ci aspettiamo una vasta adesione, a testimonianza del profondo disagio della categoria, priva di un preciso trattamento contrattuale e tenuta nell’incertezza sul proprio destino».

La prima adesione è giunta da parte dell’organismo professionale della categoria, l’Associazione nazionale dei funzionari dell’amministrazione civile dell’Interno (Anfaci): «Vogliamo essere presenti nel processo riformatore — spiega il segretario Antonio Corona — perché crediamo che la figura del prefetto possa essere ridisegnata e chiamata ad assolvere a nuove esigenze di coordinamento, rappresentanza, collaborazione tra enti territoriali locali e Stato. Non possiamo accettare che, nel pieno rispetto delle scelte politiche e del Parlamento, dal dibattito sia assente la nostra amministrazione, che non ha fin qui avanzato alcuna proposta».

Le rivendicazioni economiche. I funzionari prefettizi lamentano di non avere una definizione contrattuale, tanto che sono rimasti esclusi dai benefici riconosciuti ai dirigenti dello Stato. A questi (compresi i dirigenti della carriera di ragioneria dello stesso ministero dell’Interno) vengono riconosciute indennità di posizione di circa 40/50 milioni lordi annui di media; lo stipendio di un viceprefetto arriva al netto a poco più di 3.200.000 mensili. Solo ai prefetti un disegno di legge, ora in discussione al Senato, riconosce un miglioramento economico tra i 18 e i 24 milioni lordi all’anno. Ma questi, se approvati, dovrebbero essere operativi solo tra due anni in caso di verificata sperequazione. Ora la retribuzione mensile di un prefetto al netto raggiunge i quattro milioni al mese. Oltre a ciò vengono rivendicati il rispetto delle procedure nella determinazione delle piante organiche, l’esigenza di massima trasparenza e oggettività delle procedure di scrutinio, nomina e trasferimento.

La riforma Bassanini. È l’altro tema di fondo dell’agitazione. Nell’ipotesi di una «devoluzione» del potere centrale dallo Stato agli enti territoriali, Regioni e autonomie locali, secondo il Simpref vi è posto per un nuovo ruolo dei funzionari della carriera prefettizia: ma nessun progetto o proposta è scaturito dal ministero, che nonostante la «novità» di una nuova gestione, forse per «persistenti resistenze» e «radicate consuetudini», non ha ancora corrisposto all’attesa di «una nuova stagione al Viminale». Il Sinpref parte dalla constatazione che «in materia di ordine e sicurezza pubblica» lo Stato manterrebbe comunque delle funzioni. In questo contesto all’istituto prefettizio potrebbero essere mantenuti compiti di coordinamento nel caso di emergenze di protezione civile. In un contesto federalista, l’istituto prefettizio, riformulata anche la sua dizione, potrebbe assolvere «a due funzioni essenziali, di raccordo e garanzia, per evitare che il decentramento si risolva in una sostanziale frammentazione». Altre funzioni sarebbero legate ad una attività di cooperazione e di servizio con gli enti territoriali, infine di rappresentanza e controllo.

«Sia ben chiaro — aggiunge Paolo Guglielman — non intendiamo affatto interferire nelle decisioni politiche. Si vogliono sopprimere i prefetti? Ce lo dicano chiaramente. Ma ci dicano anche quali sono le alternative e le nuove destinazioni. E perché, intanto, qualcuno non ci interpella e non ci chiede se, in base all’esperienza fin qui effettuata, non abbiamo da proporre qualche cosa che ci ricollochi all’interno del processo di riforma»?

Maurizio Michelini

Lascia un commento