• Ultima modifica dell'articolo:12 Settembre 2026
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da “CORRIERE DI RIETI” del 4 Luglio 1998

Il prefetto di Rieti, Giuseppe Altorio, non ha fatto parola davanti alla tv di casa sua: “Quando sono teso resto in silenzio” — Il rappresentante del governo ha sperato sino alla fine che i transalpini iniziassero a stancarsi nelle loro cariche

Il prefetto di Rieti Giuseppe Altorio ha sofferto davanti alla tv
Il prefetto di Rieti Giuseppe Altorio ha sofferto davanti alla tv

RIETI – Ha le labbra serrate Giuseppe Altorio. Il prefetto di Rieti ama il rugby, ma non può staccare lo sguardo. Il suo occhio segue le immagini di Italia-Francia nell’alloggio reatino con attenzione e sofferenza. Non parla. «Quando sono emozionato resto in silenzio» dice. E vedendo i francesi galoppare indisturbati per lungo e per largo sul tappeto verde dello Stadio di Francia, soffre sulla poltrona.

«So che non è sportivo – commenta il rappresentante del Governo – ma spero che a forza di andare a questo ritmo, i francesi prima o poi si stanchino. Il guaio è che gli italiani sono troppo tesi, dovrebbero sorseggiare, dico per metafora, una camomilla». E dopo? Iniziare a giocare. Nel secondo tempo, ai primi timidi segnali di appannamento dei transalpini, il suo augurio sembra produrre effetti. La moglie lo ha raggiunto da Roma, il figlio – rugbista – è andato a vedere la tv insieme agli amici di Rieti. Altorio guarda gli Azzurri e soffre. Quando l’Italia cresce nel corso di una parte del secondo tempo sembra distendere il volto, seppure Zidane riesce a rovinare ogni speranza con le sue incursioni incontrollabili.

Ma c’è qualche giocatore italiano che le ricorda il rugby, magari in grado di fermarlo? «Per la verità nessuno – dice – perché nel calcio si scarta l’avversario, mentre nella palla ovale lo si placca». Il grande dinamismo dei Bleu gli ricorda l’approccio al gioco che proprio nel rugby hanno i francesi: in 70 anni l’Italia ha vinto solo una volta, nel 1997 a Grenoble. L’esatto contrario è finora accaduto nel calcio. Che i transalpini vogliano vendicarsi? «Spero proprio di no» dice l’alto funzionario istituzionale.

Ma la Francia mostra coesione, forza e quello che i militari chiamano “spirito di corpo” sin dalle prime fasi della partita. Anzi sin dal canto dell’inno nazionale, la “Marsigliese”.

«I giocatori italiani erano silenziosi, è vero – dice Altorio – ma alcune volte il silenzio non è negativo, il viso ha una valenza espressiva. Anch’io quando sono nervoso mi ammutolisco. D’altro canto c’è una soluzione anche a questo. In caserma a Rieti, per esempio, è stato deciso che i militari cantino l’inno durante lo schieramento. Basterebbe per i manager della Nazionale dare una direttiva in questo senso. D’altro canto il pubblico italiano ha cantato». Solo che erano poche migliaia. La partita va verso la fine, le scariche di adrenalina si susseguono per le imprese di Baggio. «Con i colleghi francesi mai parlato di calcio – confessa Altorio – in compenso ho ospitato a Rieti l’allenatore dell’Italia rugby, che è francese».

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