da “IL MESSAGGERO” del 28 Febbraio 1998
Delegazione di addetti e sindacati ricevuti da Altorio. Accuse a Governo e Regione, impegno degli enti locali — Successo della manifestazione dei lavoratori socialmente utili

di ALESSANDRA LANCIA
«Ma dovete spiega’ come fa Prodi ad entrare in Europa con 110 mila lavoratori socialmente utili, solo questo», strilla sotto la Prefettura Maria Domenica Di Livio, 36 anni, un solo anno di contributi come “Lsu” alla VII comunità montana. Con lei a reclamare un lavoro sicuro sono almeno in 800, chiamati in piazza dal comitato provinciale Lsu con la «sponsorizzazione dei sindacati», come tiene a precisare Ornella Di Benedetti, salita in delegazione a colloquio con il Prefetto insieme ad altri otto lavoratori e ai rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confsal.
Sotto il Palazzo resta il gruppo dei manifestanti, con striscioni, campanacci, fischietti e tamburi di rito. E con le storie, anche queste già sentite, ma non per questo meno pesanti come quella di Cesarina, che dopo anni di lavoro part-time ha perso il posto: «La ragione? Avevo fissato la data di nozze e per un’azienda una donna sposata, si sa, è una grana». E allora vai con i famosi “tre mesi”: in Comune, Provincia, Comunità montana. E’ un percorso che in molti qui hanno fatto, ma il navigare a vista comincia a stancare.
«Viviamo di mese in mese», dice Sesto Savi, 48 anni, tre figli a carico. Lui una volta faceva l’operaio alla “Smordoni”: ora fa il cantoniere per la Provincia a Forano insieme a Pamela Dragoletti. «Che ci dicano almeno un sì o un no, così ci regoliamo», dice lei solare. Ha 24 anni, potrebbe cercare lavoro altrove. «Ma noi cinquantenni, troppo giovani per la pensione e troppo avanti né che faremo?».
La domanda rimbalza al secondo piano del Palazzo, dove il Prefetto Altorio riceve la delegazione di lavoratori e sindacati. «E’ necessario che comuni e enti locali facciano progetti credibili sull’impiego di questa gente, altrimenti è una presa in giro – dice Gianni Febbroni (Uil) – Solo così possiamo sperare nella nascita di società miste che rendano stabile il lavoro o, viceversa, in percorsi di uscita dal mondo del lavoro senza traumi». Messaggio raccolto dal Prefetto, a sentire Tonino Pietrantoni (Cgil): «Il Prefetto è disponibile all’idea di un coordinamento: ora bisogna vedere se lo sono Comuni, Provincia e parlamentari».
Un gioco di squadra, insomma, come dice anche Felice Paolucci (Confsal): «Il Prefetto premerà sui comuni che sono rimasti indietro perché presentino i progetti – dice – ma anche i Parlamentari debbono fare la loro parte a Roma». «Gli attuali 101 miliardi della Regione non bastano agli oltre diecimila lavoratori socialmente utili impegnati nel Lazio – dice Reno Ostili (Cisl) – A ciascuno la sua parte: gli enti locali per i progetti e le assunzioni, il governo per i fondi e l’Inps per i pagamenti puntuali dei salari». Che sono in molti a non ricevere da novembre.