da “FRONTIERA” del 23 Marzo 1996
INTERVISTA CON IL TEN. COL. RICCARDO PICCINNI, COMANDANTE DELLE FIAMME GIALLE REATINE.

Riccardo Piccinni, 44 anni, tenente colonnello, è da poco meno di un anno al Comando Gruppo della Guardia di Finanza, moglie ed un figlio, laurea in legge conseguita all’Università di Trieste «sede in cui ho svolto il mio primo incarico, quale Comandante della Sezione Operativa con competenza sul Punto Franco Vecchio, conservando di Trieste e della sua Università un ottimo ricordo al punto di decidere di completare presso la medesima sede gli studi universitari».
Un curriculum molto ricco di esperienze operative è seguito al suo primo incarico, per continuare con quello di comandante di un plotone allievi finanzieri presso il Battaglione di Portoferraio, della Sezione Mobile di Bari, della Tenenza di Monopoli, della I Compagnia di Bari e presso il Nucleo Regionale di Polizia tributaria della stessa sede. Successivamente ha ricoperto, per oltre sette anni, un delicato incarico presso l’allora IV Reparto del Comando Generale, Servizio Informazioni, passando, quindi, alla frequenza del Corso Superiore di Polizia Tributaria per la formazione dei quadri dello Stato Maggiore del Corpo. Al termine del corso assumeva l’incarico di Comandante di un gruppo di Sezioni presso il Nucleo regionale della Polizia Tributaria di Genova, quindi quello di Capo Ufficio Addestramento e Studi presso la prestigiosa Scuola di Polizia Tributaria di Roma.
Ora a Rieti, il ten. col. Piccinni, al Comando del Gruppo, intende applicare quello che è il suo codice deontologico, a cui informa la propria vita e quella degli uomini che operano ai suoi ordini. «Lavorare silenziosamente e senza clamore. Penso doveroso osservare il massimo riserbo su tutto, perché il successo di ogni indagine dipende dalla riservatezza e ritengo che tale comportamento sia condiviso da parte dell’opinione pubblica».
Entriamo nel vivo del discorso, che è quello della riconosciuta tranquillità, almeno secondo le statistiche, della Provincia di Rieti. Come va a criminalità, signor colonnello?
«Città e provincia tranquille fino ad un certo punto. Noi della Guardia di Finanza, come gli altri Corpi di Polizia, invece siamo molto attenti. Non crediamo fino in fondo a queste acque calme, come si vorrebbe far credere, anche perché, se questo fosse vero, la zona sarebbe particolarmente appetibile per la criminalità organizzata, per agire indisturbata e per occultare i propri traffici illeciti di varia natura. Ecco perché non dobbiamo mai abbassare la guardia. E d’altro canto, alcuni episodi lontani e recenti dicono che abbiamo ragione».
L’impegno maggiore dei suoi uomini resta comunque quello di contrastare l’evasione fiscale.
«Su questo fronte stiamo agendo in modo decisivo, scavando in profondità. I risultati non sono sempre visibili perché è nostro costume operare senza conferire molta risonanza ai risultati. E’ questo il nostro campo. Comunque il nostro bilancio di fine anno è noto: sono state accertate violazioni all’Iva per più di 10 miliardi ed alle imposte dirette per 46 miliardi; tra l’altro sono stati sequestrati 16 computers e migliaia di floppy disks ed è stata condotta un’azione di prevenzione e di repressione nel traffico della droga.
Tengo a dire che questa tranquillità della provincia la ritengo molto relativa e potrebbe nascondere sempre qualcosa. Le violazioni alle norme tributarie non sono poche, così i fallimenti non chiari. Vi sono settori nuovi in cui il Corpo è chiamato a svolgere un ruolo importante, quale quello delle Frodi Comunitarie, in continua ascesa, e quello dell’usura.
Per i trafficanti di droga questa diffusa impressione di un’area di relativa bonaccia potrebbe spingere la criminalità a ritagliarsi un cantuccio di…»