• Ultima modifica dell'articolo:13 Dicembre 1997
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da “IL TEMPO” del 13 Dicembre 1997

Aperte ufficialmente le celebrazioni per il settantesimo della costituzione della Provincia — Consiglio straordinario, spettacolo pirotecnico e concerto al Flavio

SETTANTESIMO Momenti del consiglio straordinario che ha aperto le celebrazioni per l'anniversario della Provincia (Foto Calabrese)
SETTANTESIMO Momenti del consiglio straordinario che ha aperto le celebrazioni per l’anniversario della Provincia (Foto Calabrese)

di PAOLO DI LORENZO

La Provincia di Rieti ha spento 70 candeline. Fuochi d’artificio sul fiume Velino, concerto al teatro «Flavio Vespasiano», un consiglio provinciale straordinario. A fare gli onori di casa, naturalmente, c’era il presidente Giosuè Calabrese, ma hanno affollato il «parterre» della sala consiliare anche i presidenti di passate gestioni. Si sono rivisti Manlio Ianni, Bruno Vella, Giovanni Antonini: i «potenti» di una volta, qualche capello bianco in più, ma nei loro occhi ancora tanta voglia di essere protagonisti.

Alla riunione celebrativa hanno preso parte una serie di personalità, militari, civili e religiose. In prima fila il prefetto Giuseppe Altorio e il sindaco Antonio Cicchetti.

Hanno dato «forfait», invece, una serie di invitati illustri. Il sindaco Rutelli è rimasto bloccato a Roma, mentre Oscar Luigi Scalfaro ha mandato un telegramma. «Le solenni celebrazioni del 70. anniversario della Provincia di Rieti — ha scritto il Presidente della Repubblica — offrono un significativo momento d’incontro per rinsaldare il vincolo che lega i cittadini ad una istituzione che è fra le più vicine ai problemi ed alle esigenze della Comunità di cui essa è rappresentata».

Dal preside (prima si chiamavano così) Annibale Marinelli De Marco al dott. Calabrese si sono succeduti 24 presidenti e un commissario straordinario, quel Mario Zirilli chiamato durante la «vacatio» di due anni fa causata da un ricorso al Tar. Il consiglio straordinario di ieri li ha voluti ricordare tutti, un atto di riconoscimento.

Un tragitto lungo e faticoso iniziato nel 1927, quando l’allora Governo nazionale decise il distacco di Rieti dall’Umbria e l’annessione al Lazio come Provincia. Settanta anni di vittorie, ma non sono mancate le sconfitte. Anche piuttosto pesanti. Molti, per esempio, hanno ricordato i ritardi accusati dalla Sabina sulla realizzazione delle grandi infrastrutture. Squilli di protesta sull’incompleta Salaria, sulla ferrovia per Roma che aspetta da novant’anni, sull’università che non riesce ad insediarsi.

«Soltanto riuscendo a rendere comuni alle città dell’Italia centrale — ha detto Calabrese — le problematiche irrisolte della Sabina, sarà possibile aggregare un vasto consenso, pensando sui Governi e sulle decisioni degli organi di studio che ipotizzano le linee di sviluppo di una regione. Dal Centro d’Italia all’Europa per una strategia di inserimento che ci darà un ruolo di cerniera tra il Nord e il Sud. Ricordo a tutti i 73 sindaci presenti, tuttavia, che la salda unità della provincia rappresenta tema e bene politico supremo. Ad esso sono collegate tre direttrici di sviluppo: la grande viabilità, l’università, il lavoro».

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