• Ultima modifica dell'articolo:27 Marzo 1999
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da “FRONTIERA” del 27 Marzo 1999

IL CONSIGLIO PROVINCIALE, MENO AN, AL QUIRINALE

Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro parla al microfono affiancato dallo scultore Bernardino Morsani e da altri delegati.
Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro parla al microfono affiancato dallo scultore Bernardino Morsani e da altri delegati.

Salendo lo scalone d’onore del Quirinale, sulla destra si apre una gran porta e si entra in un salone immenso, dove Sandro Pertini riceveva migliaia di studenti e poneva domande su domande, per capire com’erano fatti i giovani italiani.

Sulla sinistra, lungo una delle grandi pareti, c’è la statua di un imperatore romano. Il prof. Bernardino Morsani lo riconosce subito. «Ma questo è dei nostri. E’ Vespasiano». Infatti, è così. Si tratta del primo imperatore della Flavia Gens. Davvero un reatino doc.

Morsani ha gli occhi umidi. L’oscurità del salone lo aiuta a nascondere la sua défaillance dal lato dei sentimenti. E’ uscito da poco dall’udienza che il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha accordato alla Giunta ed al Consiglio provinciale.

Non c’era il gruppo di An. «Non abbiamo ritenuto opportuno partecipare – ha dichiarato il giorno dopo il consigliere provinciale Mauro Petrucci – perché lo stesso non è avvenuto per invito del presidente della Repubblica, bensì per iniziativa politica dell’attuale presidente provinciale Calabrese». Eppoi perché Scalfaro è stato «in più occasioni non arbitro, ma parte attiva del centro-sinistra italiano».

Al momento della consegna del trittico di medaglie del 70esimo anniversario dell’istituzione della Provincia, Scalfaro ha chiamato accanto a sé Morsani. Gli era stato detto che lui era l’autore dell’opera, molto apprezzata dal Capo dello Stato.

Accanto al presidente che sta per lasciare per la data del settenato, Morsani si è commosso. Mentre gli si avvicinava, qualcuno lo ha sentito esclamare: «Troppo onore per me!». E’ conosciuto per la sua modestia. Ed anche per una forte ingenuità, che è tipica di alcuni artisti.

C’è stato un breve colloquio con Scalfaro, in cui Morsani ha raccontato come la sua passione per la scultura gli sia stata passata dal padre, modesto e povero artigiano del rione Borgo, il quale lavorava la creta ed anche lui era un artista sui generis, perché andava ad aiutare fratelli e cugini a mettere insieme polvere da sparo per fare quei fuochi d’artificio per cui i Morsani sono famosi in Italia.

«Ho avuto solo il merito di coltivarla questa mia passione – ha esclamato a mezza voce il prof. Bernardino, che ha ridimensionato da alcuni anni la chioma fluente e bianca che lo caratterizzava leoninamente –. Io ho insegnato educazione fisica fino a ieri l’altro, signor presidente, finché la scultura mi ha preso completamente: ho lasciato l’insegnamento perché il diletto era, intanto, diventato un’arte concretatasi con opere e monumenti presenti in impor-

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