Sempre caro mi fu quest’italico calcio,
E questo tifo, che da tanta realtà
Del vero orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quello, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pareggio mi spengo; ove per poco
Il cor non ha Ventura. E come il fischio
Odo stormir tra quelli campi, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le esclusioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il cazzo che me ne frega:
E il menefregar m’è dolce in questo mare.