“Papà, che cos’è il ciclo?”. Comincia così la mia mezz’ora di panico ed imbarazzo di questa sera. Quando Netflix ti suggerisce una serie per bambini dal titolo “Chiamatemi Anna”, mai immagineresti di avere a che fare con la fervida curiosità di una bambina di 9 anni. Dal provare a glissare facendo battute agghiaccianti come: “Il ciclo è tipo una bicicletta!” o al tentativo vigliacco del “Chiedilo a mamma che è roba da donne!”, ho dovuto cedere sotto una sfilza pressante di domande puntualissime del tipo: “Perché esce sangue?”, “Da dove esce il sangue?”, “Perché proprio dalla patatina?”, “Ogni quanto esce?”, “Quanto dura?”, “E come faccio a saperlo quando mi esce?”. Avrei avuto sinceramente meno difficoltà a resistere ad una serie di uno-due al corpo su un ring con Mike Tyson. Tutto questo grazie ad una serie TV con recensioni strepitose ma che tratta sostanzialmente la storia di una ragazzina orfana bipolare in preda a frequenti attacchi di pianto seguiti immediatamente da picchi di euforia e gioia incontenibile. L’episodio dove la bambina diventa signorina è il terzo della prima serie.
- Articolo pubblicato:1 Maggio 2019
- Ultima modifica dell'articolo:1 Maggio 2019
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