• Ultima modifica dell'articolo:25 Luglio 2023
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Non pensavo che si potesse ancora adoperare la parola “lanzichenecchi” eppure mi sbagliavo. Qualche giorno fa, dovendo andare da Roma a Foggia, sono salito su una carrozza di prima classe di un treno Italo. Il mio posto assegnato era accanto al finestrino e vicino a me sedeva un uomo che avrà avuto 45 o 46 anni.
T-shirt giallo fluo con una scritta colorata, pantaloni arancioni, scarpe da ginnastica verdi, capelli biondi tagliati corti. E l’iPhone con airpods per fare telefonate. E aveva tutte le braccia e le gambe con tatuaggi piuttosto grandi.
Io indossavo, malgrado il caldo, un vestito molto stazzonato di lino blu e una camicia leggera. Avevo una cartella di cuoio marrone dalla quale ho estratto i giornali: il Financial Times del weekend, New York Times e Robinson, il supplemento culturale di Repubblica. Stavo anche finendo di leggere il secondo volume della Recherche du temps perdu di Proust e in particolare il capitolo “Sodoma e Gomorra”. Ho estratto anche un quaderno su cui scrivo il diario con la mia penna stilografica.
Mentre facevo quello, quest’uomo parlava al telefono come fosse il padrone del vagone. Frasi senza capo né coda, concetti vaneggianti, pause lunghissime di riflessione e tanti congiuntivi sbagliati.
Intanto il treno, era arrivato a Caserta. Non sapevo che per andare da Roma a Foggia si dovesse passare da Caserta e poi da Benevento. Pensavo di aver sbagliato treno, ma invece è così. Non ho mai rivolto la parola al mio vicino che era appena tornato dal bagno ed aveva delle tracce di polvere bianca sotto le narici e tirava su con il naso in continuazione disturbando le mie letture.
A un certo punto, poco dopo Benevento, ha detto al telefono: «Mi hanno sequestrato! Inviatemi 5.000 euro quanto prima che devo pagare il riscatto!».
Una vistosa ragazza di origini brasiliane seduta vicino a lui gli fa: “Macche scei shtupidu? Chiedine diescimila p’o tuo riscattu!”, riavviandosi il pacco.
Io mi sono domandato se era il caso di iniziare a parlare col mio vicino, ma non l’ho fatto. Poi a un certo punto mi è venuto un dubbio… fosse mio figlio Lapo? Gli assomiglia tanto… ma mi ha detto che era a New York…

Alain Elkann

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