Il giorno di Santo Stefano gli unici negozi aperti sono quelli dei cinesi. E fanno soldi a palate solo di batterie per i giocattoli. Io, dopo aver visto smontarsi per l’ennesima volta i treni Lego di mio figlio mi faccio venire l’idea geniale di incollarne i pezzi. Tanto un treno Lego non è che lo smonti e ci costruisci un trattore. Quindi mi reco con mio figlio dal cinese e chiedo un tubetto di colla. Lui mi guarda e ripete per una mezza dozzina di volte, annuendo vistosamente: “Attilio, Attilio, Attilio, Attilio!”.
Io sono completamente nel pallone non riuscendo a capire se bisognasse aspettare questo benedetto Attilio affinché portasse la colla o cos’altro potesse significare. A quel punto sparisce nel dedalo di scaffali stracolmi e torna dopo pochi secondi con un tubetto giallo di colla Artiglio, la colla della mia infanzia. Scoppio a ridere e da allora, avendo visto la mia reazione, quando a mio figlio serve la colla ripete più e più volte “Attilio, Attilio, Attilio…” ed io ti penso sempre, essendo l’unico Attilio che conosco. Auguri.