I morsi della fame da dieta seria mi fanno sragionare. E mi hanno fatto riaffiorare un ricordo per il quale ancora oggi mi pento.
Avrò avuto una ventina d’anni ed ero agli inizi di una dieta che mi stava facendo patire una fame lurida. Specialmente perché, proprio come adesso, sono sempre rimasto sveglio fino a tardi e dall’ora di cena passavano diverse ore.
Mia sorella viveva ancora a casa con noi ed era appena tornata da una festa. L’avevo sentita armeggiare col frigorifero prima di andare a dormire.
Dopo un po’, subito prima di andare io stesso a coricarmi, mi dissi: “Adesso mi sparo una mezza litrata d’acqua così mi riempio lo stomaco con qualcosa e spero che attenui questa maledettissima sensazione di fame.”
Detto fatto, mi alzo dalla scrivania, vado in cucina ed apro il frigorifero guardando verso lo sportello dov’era la bottiglia dell’acqua. Ma con la coda dell’occhio intravedo una macchia scura in mezzo al frigorifero e giro la testa per controllare cosa fosse. Mia sorella era tornata da una festa ed aveva riportato a casa più di metà di una gigantesca torta profiteroles che occupava un intero ripiano del frigo. L’assassina non si era nemmeno premurata di ricoprirla con della pellicola trasparente. E quindi era lì che mi fissava spavalda in tutta la lucentezza del suo cioccolato. Sono rimasto a guardarla immobile per lunghissimi istanti come un alce che attraversa la strada e viene investito dal fascio di luce degli abbaglianti di una macchina, inconscio del destino che l’aspetta. La guardo e mi riguarda, la guardo e mi riguarda, la guardo e mi riguarda.
A quel punto il cervello rettiliano ha preso il sopravvento prepotentemente su qualsiasi forma residua di razionalità. E, senza nemmeno spostarmi da quella posizione per andare a cercare un cucchiaio ho cominciato ad affondare le mani in quel pastrocchio freddo e scivoloso di cioccolato. Portandomi alla bocca con rapidità inumana 4, 5 o 6 bignè di cioccolata come se fosse l’ultima cosa che strappavo ad una vita che se ne stava per andare.
Con la bocca strapiena ho chiuso il frigorifero, gli ho girato le spalle, sono lentamente scivolato a sedere con la schiena appoggiata e, masticando piano, ho cominciato a piangere e a singhiozzare dalla vergogna.