• Ultima modifica dell'articolo:27 Luglio 2022
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CRONACA DI UN NON FUNERALE

È passato già un mese e continuo a vederti ovunque, a pensarti ovunque a sentirti ovunque. Ad avere bisogno di te ovunque. Ma mi vergogno. Mi vergogno perché ho goduto della tua presenza fino a 51 anni, mentre tanti altri miei amici hanno perso un genitore o i genitori molto prima di me. Non riesco comunque ad arginare il mio dolore con questo pensiero.
Per rendere la tua scomparsa più memorabile hai scelto il 27 giugno del 2022. Il giorno di giugno più caldo degli ultimi 70 anni. 42 gradi segnava il termometro della macchina quando parcheggio all’ospedale. Arrivo al reparto di Medicina e parlo con una gentilissima dottoressa. Mi dice che la tua situazione è sempre più grave e che ci dobbiamo aspettare la chiamata da un momento all’altro. Non è orario di ingresso e non ho il coraggio di chiedere di entrare per vederti, stringerti la mano e carezzarti la fronte per un’ultima volta. Quindi vado via cercando di indovinare i corridoi con la vista offuscata dalle lacrime. Due ore dopo hai smesso di esistere. Spero tanto con un pensiero positivo di tutto quello che di buono hai fatto in vita tua. L’ospedale chiama Antonella e lei chiama me. C’è da chiamare l’agenzia funebre e, devo ammettere, le campagne social di Taffo hanno lasciato il segno perché chiamo proprio loro. Di ridere ne ho ben poca voglia. Ma ho ancora meno voglia di mettermi a cercare altre agenzie, quindi prendo la decisione più rapida che non richieda sforzi o ragionamenti. Ci danno appuntamento alle 18:30 in camera mortuaria dove ci facciamo trovare io e mia sorella. Arriva l’agente, un uomo sulla sessantina con i baffoni, con un vestito grigio leggero e mocassini senza calze, pieno di braccialetti. Per distrarmi lo studio in tutti i particolari, sembra un ex rappresentante di commercio che verso la fine della carriera è finito a vendere bare e funerali. Una estrema professionalità condita da condoglianze di repertorio, asettiche. La logistica della morte vista da vicino mi incuriosisce molto. E’ la prima volta che ho a che fare con queste incombenze di persona e noto ogni dettaglio che, vista l’occasione, mi rimane scolpito nella memoria.
Il rappresentante di bare rimane sorpreso nel sapere che papà non voleva fosse celebrato alcun funerale. Papà voleva spendere e far spendere il meno possibile perché gli sembrava tutto logicamente inutile o utile solo per chi rimane. Quindi, come spesso ripeteva, gli sarebbe bastata una cassa con quattro assi di legno inchiodate e poi la cremazione. L’uomo di Taffo col baffo si prende la busta con il vestito di papà e ci dà appuntamento per due giorni dopo alle 8:00, in camera ardente, per l’esposizione della salma. In quei due giorni mi preparo una busta da mettergli nel vestito. Faccio fare una copia delle mie due foto preferite di me e lui a Terminillo, gli stampo la lettera degli auguri per gli 80 anni e la firmo anche con una lacrima sull’inchiostro che mi fa macchiare il foglio. Poi vado alla stazione della metro e compro un biglietto ATAC. Inserisco anche quello nella busta. Papà adorava girare Roma con i mezzi pubblici e quello sarebbe stato il biglietto per il suo ultimo viaggio.
Dopo due giorni io, mamma e Antonella siamo lì in camera ardente. Un posto affollato in cui ci sono almeno altre 6 famiglie a piangere i loro cari. Un viavai di gente in lacrime e di gentiluomini incravattati che gestiscono con professionalità e comprensibile distacco questa necessaria procedura. Mi ha colpito molto l’ubicazione della camera mortuaria. Nell’ospedale Sandro Pertini, come immagino in altri ospedali, è collocata vicino ad altri locali di servizio per il carico e scarico di merci. Camion della spazzatura che si alternano a carri funebri. Perché, cinicamente, questo alla fine siamo da morti… “spazzatura” di cui in qualche modo bisogna sbarazzarsi. Magari per me, vista la mia stazza, useranno proprio quello quando sarò morto io: un autocompattatore dell’umido. Con il corteo di macchine dietro e i lampeggianti gialli accesi.
Per la vestizione ci fanno aspettare più di mezz’ora. In quella mezz’ora ascolto i pianti altrui come se fossero tutti ovattati e mi rendo conto di ignorarli, pur comprendendo il loro dolore.
L’autista di Taffo ci fa segno di entrare, che la salma è esposta. Ho dovuto raccogliere la forza di 100 leoni per farmi coraggio e entrare in quella stanza. Lì, sotto un velo trasparente c’è il contenitore di mio papà. Quel corpo tanto bello anche ora, che ha contenuto risate, saggi consigli, abbracci, qualche scappellotto, arrabbiature, battute, gesti d’affetto e tanta generosità. Tutto spento. Il Luna Park d’amore ormai chiuso, senza più luci, senza più musica. E’ lì immobile, provato nel fisico dagli ultimi giorni di sofferenza. Il particolare che mi colpisce di più è che l’occhio sinistro sembra leggermente aperto. Come a voler dire: “Me ne vado ma ti controllo Adriano, mi raccomando… non fare cazzate come al tuo solito!”
Gli ho risposto: “Ci provo papà, ma non ti posso assicurare nulla. Lo sai come sono fatto!”
Sollevo il telo bianco in preda ai tremori e infilo la busta con le foto, la lettera e il biglietto dentro la giacca. Gli do una pacca come a dire: “Non te la perdere!” e nel chinarmi l’occhio si sofferma sul coperchio della bara che è addossato al muro. Hai voluto il funerale low cost papà? Beh… ti becchi pure il crocifisso sulla bara in plastica. La plastica è dorata ma di stampo veramente dozzinale. Sembra uno di quei giochi comprati nei negozi dei cinesi a un euro per confezione di 10 pupazzetti, stessa qualità. E il pensiero è corso immediatamente alla fabbrica in Cina che stampa in serie crocifissi in plastica da mettere sulle bare per i funerali low cost. Se fossi stato in vita e te lo avessi fatto notare mi avresti risposto: “Embe’? Che ti frega? Che ci devo fare col crocifisso in ottone?”
I funerali non ti sono mai piaciuti. Ti rompevi le palle. Ti dovevi vestire in giacca e cravatta, magari col caldo estivo. Dovevi spostarti e arrivare in un posto dove c’erano tutti vecchi amici e tutti quanti a piangere. Non li hai mai sopportati. Per quello hai voluto risparmiare la rottura di palle a tutti. E sei stato coerente fino all’ultimo, con una decisione affidatami in quel biglietto 12 anni fa. Un esempio di lucidità, coerenza e logica fino alla fine. A che serve il funerale? A che serve la bara di lusso? A che servono i fiori? A che serve la gente che piange? Ricordatemi per quello che ero. Senza vedermi chiuso lì dentro con un prete che dice cose sentite e risentite che nemmeno si ascoltano per l’eco e il rimbombo della chiesa.
Tempo fa mi dicesti che erano almeno 15 anni che non credevi più. Un cammino lungo una vita che ti aveva portato a non credere. Una confessione che mi fece bene in quanto non credente. Perché con tale mia scelta ho sempre temuto di potervi dare un dispiacere.
La stessa sera dell’esposizione in camera ardente mi ritrovo da solo a casa, a mangiare in terrazzo. Sul tavolo vicino a me si posa un grillo e rimane lì fermo per buona parte della cena. Come nella favola di Pinocchio ho sperato che fossi tu e che mi cominciasse a parlare con la tua voce come il grillo parlante. Mi è piaciuto pensarlo e sentirti vicino a me, che venivi a tranquillizzarmi e a sostenermi come hai sempre fatto.
Una settimana fa ti hanno cremato e domani abbiamo la consegna delle ceneri. Da non credente so che la tua anima non è volata in cielo. Ma da credente nella scienza e in Antoine-Laurent de Lavoisier sono ben cosciente del fatto che, secondo la legge della conservazione della massa: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.”
Gli atomi che componevano il tuo corpo sono energeticamente sempre “vivi”. Anche se non c’è più vita in te, i loro elettroni continuano a girare intorno ai loro nuclei. Però si sono semplicemente trasformati e si sono in parte dispersi nell’aria. Quindi è vero che in cielo ci sei andato. Ma sotto forma di vapore acqueo, polveri, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti.
E tramite la pioggia i tuoi atomi ricadranno sulla terra e si andranno a ricombinare in mille altre forme. Quando sarà giunto il momento disperderemo anche le tue ceneri così gli atomi restanti si trasformeranno a loro volta, ricombinandosi magari anche in altre forme di vita, vegetali o animali.
Ho tantissime tue foto, tanti tuoi video, una miriade di ricordi. Ed il pieno di valori e affetto che mi hai lasciato è sicuramente di più del vuoto fisico che comunque sentirò sempre.
Io continuerò a fare e a dire cazzate, come ho sempre fatto. E tu, nei miei pensieri, mi guarderai sempre con la faccia paziente come per dire: “È scemo, ma è comunque figlio mio, che ci volete fare…”

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