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da “IL MESSAGGERO” del 26 Settembre 1996

Orfano di guerra senza lavoro né soldi è allo stremo e minaccia gesti clamorosi

Il prefetto Giuseppe Altorio
Il prefetto Giuseppe Altorio

GIANCARLO MARTINI

Artgiano sul lastrico – vittima del fallimento della ditta presso cui lavorava e in preda alla disperazione – prima di compiere gesti clamorosi già annunciati chiede udienza al prefetto. Protagonista dell’amara vicenda è il quarantottenne Emidio Festuccia, residente a Prime case di Fara Sabina, alla disperata ricerca di un’occupazione. Licenziato nell’85 da una delle tante concessionarie Fiat ora chiuse per carenza di commesse, nonostante fosse iscritto al sedicesimo posto dell’elenco degli orfani di guerra presso la Prefettura di Rieti e già dal ’51 nelle liste del collocamento è dal 15 aprile ’87 disoccupato e senza alcuna fonte di reddito.

Uomo serio e riservato, Festuccia stavolta per dar corpo alla battaglia solitaria che sta vivendo ha deciso di uscire allo scoperto e chiede di essere ascoltato dal prefetto, Giuseppe Altorio.

«Tutta colpa delle raccomandazioni – spiega Festuccia – In tanti ne hanno usufruito mentre a me non ne è mai andataq bene una. Se finora non ho agito platealmente incatenandomi davanti a questo o a quel ministero o sdraiandomi sui binari del treno è perché nonostante tutto credo nelle istituzioni».

«Dalla morte di mia madre – scrive Emilio Festuccia al prefetto – vivo solo e privo di qualsiasi appannaggio, ivi compreso il beneficio di reversibilità (pensione di guerra della mamma, ndr). Anche per quello ho a suo tempo presentato domanda al ministero del Tesoro, ma tutto tace. Ora chiedo aiuto essendo le mie condizioni divenute ormai insostenibili e al limite della disperazione».

«Ho cercato a lungo un lavoro anche appellandomi alla legge sugli orfani di guerra – conclude Festuccia – ma tutto è stato vano. Senza un intervento tempestivo mi troverò presto senza nemmeno il necessario per nutrirmi».

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