• Ultima modifica dell'articolo:6 Dicembre 1997
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da “FRONTIERA” del 6 Dicembre 1997

Vincenzo Altieri al momento della firma delle dediche.
Alle sue spalle: il prefetto Altorio, il sen. Bernardinetti e il segretario del PPI Belgrado.
Vincenzo Altieri al momento della firma delle dediche.
Alle sue spalle: il prefetto Altorio, il sen. Bernardinetti e il segretario del PPI Belgrado.

E l’inconscio, freudianamente, condiziona il suo io: Pietro inizia un itinerario di incertezza, di sofferenza, che lo condiziona, lo limita, lo fa soffrire, compromettendo, persino, le sue possibilità di amare.

L’amore diviene per Lui qualcosa di impudico, di illecito, la sua coscienza lo respinge con istintivo disprezzo.

Intorno al dramma di Pietro, vissuto in una angoscia silenziosa, si svolgono le vicende amare della famiglia Silva.

Giovanna Morbelli, la madre, si spegne in una lenta agonia, nella amarezza di vedersi sfuggire l’amore del suo Pietro, nella impossibilità di chiarire la purezza dei suoi atteggiamenti; Roberto Silva, il padre, preso nei tentacoli del compromesso e della politica, si suicida nel tetro ambiente di un carcere.

Le figure di donne, nel romanzo, sono sbozzate con chiarezza di tratti, con penetrazione psicologica sicura: dalla governante Valeria che, presa dapprima da un desiderio intenso di vivere e di amare, ben presto comprende che l’amore non è solo sesso, ma generosità e dedizione, a Violetta la spregiudicata segretaria dell’impresario Roberto che mira, concedendo le sue grazie, al solo, personale interesse; da Teresa, la giovane compagna di studi di Pietro che lo ama di un amore puro e incontaminato, fino ad offrire il suo corpo come segno di amore, a Renata la giovane ed avvincente signora del Terminillo, vogliosa di avventura e di amore.

Come in una tragedia greca, c’è nel romanzo disperazione e morte; ma quando più fitte si addensano le tenebre, appare, imprevedibile, un raggio di speranza.

Protagonisti della risoluzione del dramma di Pietro sono Giacobbe e Marcella: Giacobbe, il gigante che, dopo la morte della moglie, vive nelle solitudini del Terminillo, lontano da una vita comoda e inutile, nel perenne ricordo della moglie, Marcella, la giovane che gli offre un amore vero e profondo. Giacobbe restituisce a Pietro la fiducia nella vita, quando un pensiero sinistro gli attraversa la mente sulla rupe che strapiomba sulla sottostante voragine, Marcella, attraverso un affetto appassionato, gli restituisce la gioia dell’amore.

Vorrei concludere sottolineando il valore umano, sociale, morale del romanzo di Altieri; umanità, attualità, naturalità s’intrecciano in una trama avvincente: e non sono astrazioni ma s’incarnano nelle persone, nei fatti, nelle immagini. Ricorderò, infine, che le vicende più importanti e risolutive del romanzo si svolgono al Terminillo, la montagna tanto cara al cuore di noi tutti. Le vicende narrate sono sostanza di vita: l’autore le ha scritte con sensibilità sofferta, in una cifra espressiva di cui la parola, pur nuda ed essenziale, vibra di verità intensa e profonda.

Ho chiesto all’autore quando il romanzo vedrà la luce. Ha scosso il capo in segno di amarezza e di delusione. Ne ho dedotto che, forse, un romanzo ricco di motivazioni, di esperienze, di valori, probabilmente rimarrà chiuso nel cassetto.

Nicola Venanzi

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