da “IL MESSAGGERO” del 19 Marzo 1997
Emergenza profughi, per mancanza di aree attrezzate i sindaci hanno risposto “no” all’invito della Prefettura — Forze dell’ordine in allerta: si teme l’arrivo di espatriati malavitosi

Emergenza albanesi: non solo la provincia senza strutture non è disposta ad accogliere un solo profugo, ma si rafforzano anche le difese per scongiurare l’infiltrazione malavitosa di fuoriusciti dalle galere di Tirana, Durazzo e Valona. Si comincia a temere – in base a quanto segnalato dal ministero degli Interni – che tra i rifugiati, sbarcati a migliaia sulla costa pugliese, si nascondano pure bande di criminali, tra cui ergastolani e gente che si è macchiata di ogni reato, omicidi compresi.
Ieri, i sindaci di Rieti, Magliano Sabina, Amatrice, Borgorose e Leonessa, hanno ufficialmente comunicato alla Prefettura l’indisponibilità delle amministrazioni comunali per aiutare la popolazione in fuga dalla guerra civile che sta sconvolgendo l’Albania. Quello dei primi cittadini è un “no” che si fonda sulla mancanza di aree attrezzate nel territorio, e non certo per pregiudizio alcuno nei confronti della comunità albanese che anche in Sabina ha dimostrato di potersi integrare e di occuparsi di lavori che agli italiani non sono graditi. Anzi tutti i sindaci, da Antonio Cicchetti, Paola Fratoni, Antonio Fontanella, Michele Carconi a Paolo Trancassini hanno espresso solidarietà per il dramma di un popolo già provato dalle ristrettezze economiche e al limite della sopravvivenza.
«Avevamo chiesto ai Comuni di fornire un elenco di aree attrezzate con acqua, luce e riscaldamento – spiega il capo di gabinetto della Prefettura, Francesco Tarricone – prendiamo atto che sul territorio non esistono. Non è colpa di nessuno, ma è chiaro che, pur nell’emergenza, era indispensabile garantire ai profughi una sistemazione decente per vivere».
Puntualizza Cicchetti: «Pur sforzandomi e scandagliando ogni angolo del territorio comunale non siamo riusciti a scovare una sistemazione con i requisiti richiesti dalla Prefettura. Il camping del Terminillo è di privati e occupato con roulotte tutto l’anno; monte Calcarone, a Rosce, è una landa desolata a oltre mille metri, né è possibile utilizzare l’area dell’aeroporto, per problemi logistici e militari. Non vedo altre infrastrutture».
LA CARITAS
«Non c’è nemmeno un posto»
Falcetti – per questo ci stiamo muovendo su un altro fronte, seguendo le direttive della Caritas italiana. Non avendo posti nostri da mettere a disposizione, stiamo organizzando una rete di aiuto per sostenere il grosso sforzo di accoglienza che stanno facendo in primo luogo le Caritas pugliesi. Sin da domenica scorsa in numerose parrocchie della città è stata fatta una raccolta di fondi proprio per loro. Altro, per adesso, non possiamo fare».
Le indicazioni giunte a Rieti dalla Caritas Italiana sono precise: la consegna è quella di “agire a tutto campo” in collegamento con le prefetture per rispondere alle esigenze immediate delle migliaia di persone in arrivo dall’Albania. Dunque pasti, vestiti, coperte e posti letto. Nel caso in cui localmente non si potesse assicurare tutto questo, l’invito è quello di sostenere le Caritas impegnate in prima linea. «Così faremo a Rieti – continua don Benedetto – la campagna di solidarietà è già cominciata, anche perché ci sono esigenze immediate a cui far fronte. Il nostro sarà un sostegno “al fronte” dalle “seconde linee”, ma è importante anche questo».
A.L.
Dunque, il Reatino non sarà la terra promessa neppure per un piccolo gruppo di albanesi. E non lo sarà certamente per i criminali. Carabinieri, Polizia, Finanza e Forestale hanno stretto ancor più le maglie della sorveglianza. Il prefetto Giuseppe Altorio è conscio del pericolo e non sottovaluta i rischi di una potenziale infiltrazione malavitosa in una zona considerata quasi “vergine”. Tranquilla sia per quanto riguarda il racket della prostituzione e il riciclaggio del denaro.
LA.