Dedico questo mio componimento, riproponendovelo, alla maledetta che in questi istanti mi sta succhiando il sangue senza sosta.
“Zanzara solitaria.”
D’in su la vetta della stanza antica
Zanzara solitaria, alla caviglia
Succhiando vai come nemmen Moana;
E cessa l’armonia per questo sonno.
Estate dintorno
Ronza nell’aria, e tra li peli succhia,
Sì ch’ammazzarla inorgoglisce il core.
Odi insetti volar, suggere indenni;
Tutti i santi compresi, a gara insieme
Per lo libero ciel tra mille invochi,
Pur bestemmiando il lor santo migliore:
Tu incazzoso in disparte il tutto miri;
Non riposi, non dormi
Non ti pare andar via, schiva gli schiaffi;
Canti, e così trapassi
Della notte e di tua vita il più bel fiore.